ALEISTER CROWLEY E L’ O.T.O.

A. CROWLEY

La controversa figura dell’inglese A. Crowley (1875-1947) si erge a protagonista assoluta per chi si approccia a Thelema.

Il poeta, l’artista, il filosofo, il mago, l’alpinista, il romanziere, nessuno di questi basterebbe a circoscriverne la personalità e definirne i complessi contorni, eppure tutti contribuiscono a formare l’immagine semi-mitica di questo talentuoso ed eclettico personaggio. Nelle diverse, non sempre serie ed accurate biografie di Crowley, emerge un dato innegabile ed indiscutibile: l’irrequietezza e la tracotanza del genio accompagnano le mille storie che lo videro protagonista a cavallo dei due secoli scorsi, con inevitabili ricadute e conseguenze sulla sua reputazione e sull’immagine fornita ai posteri. Dai suoi scritti traspare una capacità inusuale di tradurre in efficaci e penetranti parole le sue più elevate e sottili intuizioni, di anticipare in modo sorprendentemente preciso alcuni dei grandi temi etici o delle conquiste scientifiche future, di far coesistere in modo convincente una quadrata razionalità con uno spirito visionario. Una vasta e approfondita preparazione culturale in quasi ogni campo del sapere, sorretta da una straordinaria forza di volontà e lustrata da un carisma degno dei più grandi condottieri del passato, ne fanno un personaggio unico tra coloro che hanno di recente cavalcato la storia, al punto da renderne impossibile l’identificazione e la riduzione ad uno dei molti settori delle attività in cui si distinse. L’eccellente ed eccezionalmente copiosa produzione letteraria concede testimonianza diretta della sua grandezza, e resta l’unica vera fonte d’appello per giudicarne l’operato, spazzando il campo dalle inconsistenti critiche di chi si affida agli scritti “su” Crowley, anziché “di” Crowley, e pretenderebbe di parlarne a ragion veduta.

Il suo lascito è un punto di partenza, la sua eredità è come una traccia, che indica un percorso ancora quasi interamente da esplorare.

La pecca inguaribile agli occhi di chi si confronta con Crowley è, a detta di molti, la sua discutibile scelta di porsi in termini così sfacciatamente antitetici e provocatori rispetto al costume dell’epoca. Il fatto è che questo particolare viene spesso affrontato fuori dal proprio contesto, finendo per distorcere o nascondere il movente che lo giustificherebbe.

Sono proprio l’educazione, il costume, il pensare tipici dell’Inghilterra di quegli anni a fornire a Crowley un appiglio per la sua contraddittoria e mal sopportata emancipazione.

Il “baccano” suscitato, il rincorrersi di voci dietro ogni suo passo, l’aura inquietante, la scomoda e sconveniente ossessione libertina, l’insanabile tentazione per l’eccesso e la trasgressione, rappresentarono un contributo imprescindibile per la sua fragorosa affermazione, necessario crocevia per rompere la cortina di censura che all’epoca serrava la bocca, in modo solo meno subdolo rispetto a oggi, agli intelletti non allineati.

Certe espressioni ridondanti, lo stile carico, o i paragoni alquanto arditi, che oggi ad alcuni suonano un po’ superati, vanno inevitabilmente letti nello spirito del tempo.

Crowley non esitò a sacrificare la propria immagine per ottenere la risonanza e la visibilità che sentiva di dover conquistare, e oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, chi si ispira alla sua Opera deve fare ancora i conti con il retaggio lasciatogli in eredità, anche penetrandone il suo lato più ostico.

“Quando si cerca di far progredire la conoscenza e l’intelligenza umana si incontra sempre la resistenza dei contemporanei, simile a un fardello che bisogna trascinare e che grava pesantemente al suolo, ribelle ad ogni sforzo. Ci si deve consolare allora con la certezza che, se i pregiudizi sono contro di noi, abbiamo con noi la Verità, la quale, dopo essersi unita al suo alleato, il Tempo, è pienamente certa della sua vittoria, se non proprio oggi, sicuramente domani.”- A. Schopenhauer.

Credo che si farebbe un grave torto ad un tale ingegno se ci si limitasse a valutarne il punto debole, quello che presta il fianco alle più facili e comode critiche non solo da parte dei detrattori, ma anche dei più convinti sostenitori. Non sono il “666”, “La grande Bestia”, o la “magia sessuale” il lecito metro di giudizio sull’Opera Crowleyana. 

Spesso il merito di Crowley è sminuito da persone che sono ben lontane dal superarlo.

Ci vuole poco a condannare e biasimare i toni e il tenore di alcuni suoi discorsi, ma ci vuole molto a risollevare la cultura esoterica e i suoi contenuti alle vette su cui egli riuscì a condurla. Riscattare la storia e la letteratura esoteriche dall’abisso in cui erano state gettate, restituire attualità e attuabilità ai loro fondamenti e principi, collocare in un’ottica contemporanea e fruibile la loro filosofia, è un risultato tuttora insuperato, la cui conquista si deve a Crowley, e rende meno indigesta, più sopportabile, la convivenza con le sue più attaccabili debolezze. 

Il “fenomeno Crowley” va al di là della portata che egli stesso avrebbe sognato nella sua più fervida immaginazione, costringendo ancora oggi ogni studioso di esoterismo, anche alle prime armi, ad imbattersi nella sua figura.

Molti movimenti esoterici contemporanei, dalla “Wicca” di Gardner alla corrente nota come “Chaos Magick”, devono all’opera di Crowley il fatto di aver visto la luce.

Alle idee di Crowley e ai fondamenti o al linguaggio di Thelema si ispirano una miriade di gruppi e organizzazioni anche molto distanti, per tutto il resto, da Thelema stesso.

In effetti le imprese umane rivelano la propria vera portata in modo diverso rispetto a quanto inizialmente voluto, sorpassando ed eccedendo le intenzioni dell’autore che le compie. Crowley fu veicolo di un messaggio di libertà la cui attualità sembra crescere e rafforzarsi con il tempo, il che dimostra che il suo movimento di rottura con le tradizioni toccò il punto vitale e nevralgico della filosofia esoterica, stanandola dalla polverosa atrofia in cui era rinserrata, restituendole dignità, lucentezza e adeguatezza alle condizioni attuali.

I modi rivoluzionari e anarchici di Crowley erano i migliori che la sua epoca fosse in grado di recepire, ma i suoi contenuti si proiettano nel futuro, favoriti dall’ampiezza di spirito e la fecondità di idee che lo hanno reso un raro esempio di riuscita convivenza tra visioni opposte e contrastanti.

Resta per ora insoddisfatto, per i motivi appena esposti, il desiderio di un riconoscimento in ambito accademico della sua opera filosofica e letteraria.

Il giudizio finale spetta alla Storia, quindi sospendiamo il nostro, ma rimarchiamo che è segno di inequivocabile potenza il fatto di aver costretto e obbligato qualunque esploratore della magia e dell’esoterismo, da lì in poi, a sprofondare nel confronto con la sua dottrina, il cui contatto fa abbandonare, anche solo per poco, ogni indifferenza.