Contro i pregiudizi

E’ piuttosto comune, dall’esterno, attribuire ad un qualche problema le ragioni dell’appartenenza ad un Ordine iniziatico.

Solitamente chi si avvicina all’esoterismo e peggio ancora chi decide di intraprendere un cammino all’interno di un’organizzazione, è dipinto come un incolto, uno psicolabile, un trasgressivo o quantomeno un debole che fatica ad accettare la realtà.

Né manca la solita cronaca di membri-vittime e di capi-carnefici, autori ora di plagio, ora di istigazione al suicidio, oppure di usura o violenze sessuali.

La realtà del nostro Ordine, vista da dentro, presenta un’altra faccia, e mostra quanta distanza separi i nudi fatti dai meri pregiudizi;

molti dei membri sono infatti persone laureate e inserite perfettamente in società, né reietti né persone dalla doppia vita, ma sani individui che conducono la propria via spirituale in accordo con i principi in cui credono, nel pieno rispetto di ogni essere vivente. In ogni caso non è possibile accorpare in determinate categorie, o tipologie psico-sociali, dei retroterra così distanti l’uno dall’altro.

Qui convivono persone di ogni età e ceto sociale, di ogni credo politico o religioso, di educazione ed esperienze spesso diametralmente opposte. 

Tra chi entra in un Ordine iniziatico per un bisogno psicologico di appartenenza o di sostegno, e chi per sfuggire alla morsa dell’appartenenza alla realtà, esiste una vasta gamma di casistiche molto meno patologiche di quanto si possa immaginare.

Fare di tutta l’erba un fascio è la soluzione del miope, che evita i distinguo che la sua vista non è in grado di cogliere.

E’ fin troppo facile banalizzare e riunire sotto l’etichetta dei disagiati e dei disadattati i vissuti e le esperienze di soggetti tanto diversi.

Con queste soluzioni e spiegazioni riduttive si accontentano solo i cervelli ridotti.

L’unico metro leale di giudizio è la conoscenza diretta, non quella riferita.

Invitiamo chiunque a costruirsi una propria opinione, a generare una propria idea mediante esperienza vissuta, il solo modo di evitare il rischio di nutrire i pregiudizi, in questo come in ogni altro ambito della vita.