La situazione appena descritta, nei primi anni ’90, ci vedeva affacciati al mondo in piena adolescenza, l’età degli eccessi e degli entusiasmi.
Volontà comune, non ancora definita, era di trovare una posizione, condividere una via, acquietare il senso di insofferenza con un più profondo ingresso nel mistero della vita.
Formavamo un piccolo gruppo di amici animati non solo dagli stessi interessi e dal comune senso critico verso ogni scontata e passiva accettazione, ma mossi da ideali e aspirazioni affini, che cercavano attraverso l’approccio esoterico un modo più intenso e soddisfacente per penetrare a fondo il rapporto con se stessi e con l’Assoluto.
La tendenza a costituire una cerchia in modo naturale ed istintivo ci rese poco a poco consapevoli di noi stessi come entità, come gruppo, e contemporaneamente ci aiutò a restituire forza e lucentezza a valori da recuperare quali la Fratellanza, il Rispetto, la Collaborazione, che riemersero più solidi alla luce dell’alleanza, del sodalizio che andavamo stringendo. Sperimentavamo qualcosa che sorpassava il già alto valore dell’Amicizia, poiché sentivamo di condividere il terreno più intimo delle nostre aspirazioni spirituali, il lato invisibile che eccede le nostre vite mortali.
Era ancora sensato cercare un codice espressivo, un modo, un’arte che rispondesse meglio alle nostre esigenze di unità con il Tutto?
Il confronto e il fermento di idee accelerava la nostra crescita, ma aumentava la nostra sete.
La letteratura esoterica (l’unica omessa dall’istruzione scolastica!) e l’approccio magico e mistico all’esistenza connettevano i nostri interessi su un’unica frequenza, facendo convergere in un punto d’incontro anche i nostri linguaggi, le nostre diverse personalità, le rispettive visioni del mondo.
Nelle filosofie orientali, nell’ermetismo occidentale, nelle tradizioni mistiche mediorientali, nei diversi sistemi e metodi di varie culture, riscontravamo maggior aderenza al nostro modo di intendere il rapporto con la vita, una traccia da seguire per cercare la risposta alle nostre richieste di trascendere il cuore di ogni cosa, non con l’aridità distaccata della Conoscenza, ma con la vitalità coinvolgente dell’estasi, contatto diretto e profondo con il centro.
L’esigenza, amplificata dalla giovane età, di viver tutto all’unisono, ci portava a cercare IL Messaggio, LA Via che esprimesse e racchiudesse, in un sol colpo, tutto il nostro essere…
Un metodo percepito come valido ed adatto alle proprie esigenze non può non diventare uno “stile di vita”, e segnare il tracciato del proprio andare. Erano ancora condite di illusioni le nostre ricerche, mosse da ideali utopici e forse ingenui, visti con il senno di poi, ma ebbero il merito di funger da movente per le nostre future azioni, e ciò che siamo attualmente lo dobbiamo a ciò che eravamo all’epoca.
Cosa cercavamo, se non una spiritualità conciliabile e non in conflitto con il quotidiano? Aspiravamo a coniugare Natura e Libertà, Individualità e Totalità;
volevamo una filosofia che non fosse ancora storica, una Magia non superstiziosa, una Mistica meno rassegnata, scevra da tabù e pregiudizi, che non fosse solo un monumento polveroso scritto in pagine ingiallite.
La coscienza progrediva vertiginosamente rapida nell’ascesa…ad ogni domanda diverse risposte, ad ogni risposta nuove domande… inebriati dal contatto confuso e inintelligibile con gli archetipi di ogni mitologia, comprendevamo almeno, muovendo i nostri primi passi, che nella diversità, nella molteplicità stanno la Bellezza e la Ricchezza della Vita nell’Universo.
Era quindi naturale accordare ad ogni altro individuo la stessa dose di Libertà che pretendevamo per ciascuno di noi…e questo fu il salto verso la Tolleranza, l’articolazione del grido di Libertà in una parola dotata di senso.
Quella Libertà aggressiva e viscerale, sempre “contro” qualcosa o qualcuno, che avevamo conosciuto e difeso per le strade da ragazzini, lasciava posto ad un concetto più elevato, unificante, circoscritto solo dalla limitatezza della nostra Comprensione.
Libertà non era più sregolata licenziosità, capriccio o sfogo del represso, ma la Misura e lo Strumento della propria Verità, o Unicità, incarnata dall’andamento della propria Volontà.
All’alba dei 18 anni, sulla spinta della passione giovanile, ma con uno spirito già meno intriso di ciechi eccessi ed estremismi, facevamo conoscenza con Thelema, che dava forma sintetica completa ed incisiva ai nostri ancora acerbi ideali.
In un linguaggio simbolico che sentivamo vicino, quasi nostro sin da subito, l’Ideale di Libertà spirituale che andavamo cercando trovava vita nel “FAI CIO’ CHE VUOI”, sveglia e sfida per cervelli pensanti.
Quale altra responsabilità spetta all’uomo, se non quella di vivere una vita propria…la propria vita, nel rispetto di ogni altro libero volere? Rettamente inteso, e cioè non come “Fa’ ciò che ti pare”, ma piuttosto come il “divieni ciò che sei” di Nietzsche, il “Fa’ ciò che vuoi” dischiudeva ai nostri occhi, in 4 parole, un intero universo pratico, una galassia di possibilità operative fondate sulla graduale scoperta di Sé e sull’applicazione equilibrata della Libertà che ne consegue. L’epoca che cavalcavamo, per noi, da quel momento aveva la sua Verità Rivelata, l’unica che mostrasse accordo e piena aderenza con le esigenze del nostro tempo, l’unica che il “Tribunale della Storia” abbia ancora da giudicare.
La Magia esperita come linguaggio e applicazione pratica della Volontà segnava la conquista di una posizione che da quel momento non avremmo più abbandonato: la consapevolezza di essere partecipi di un’Esistenza il cui stesso divenire è un atto magico.