La scelta di ricorrere al termine “Magia” per indicare la natura del rapporto con se stessi e con l’universo circostante non è solo dovuta al tentativo di riabilitare una vasta e raffinata letteratura sommersa, che sconfina tra la filosofia e la religione, e di cui non si fa menzione in ambito accademico.
Qui si tratta soprattutto di sconfiggere una serie di pregiudizi.
Crowley utilizza il termine “magia” come sinonimo di “atto di volontà”, e in tal modo può facilmente rivestire l’intera Natura, ed ogni movimento o evoluzione al suo interno, di una nota magica, facendo sostanzialmente coincidere i termini “Magia” e “Realtà”.
In questa oscillazione tra Realtà e Illusione non vi è più spazio per la superstizione.
Non è la Realtà ad esser considerata falsa ed illusoria, quanto piuttosto l’Illusione ad essere “reale”, a presentarsi come “Realtà”.
Il rituale è il veicolo che consente una congiunzione tra questo aspetto interiore e quello esteriore, e, per quanto sia convenzionale, poggia su princìpi naturali.
Il rituale è strumento e linguaggio per trattare in modo autonomo, con un approccio radicalmente empirico, la propria interiorità.
La scarsa abitudine contemporanea alle pratiche rituali lo rende un mezzo ancora più potente.
Crowley lo definisce come il ponte che consente la riunificazione tra il Sé individuale e il Sé assoluto.
In tal modo la “Magia”, concepita in questi termini, diventa alleata della “Mistica”.
Thelema infatti non contempla solo un metodo magico, ma anche un sistema mistico.
Il potere del rituale non è insito nel rito stesso, ma in chi lo compie, così come la forza di Realizzazione del Sé non proviene interamente né solo da Se stesso, né dal solo Universo, ma dal legame tra Se stesso e l’Universo.
Thelema, a differenza dei sistemi mistici del passato, non fonda la propria articolazione sulla sofferenza e sul dolore dell’esistenza.
In precedenza, quasi ovunque i metodi mistici insegnavano che la vita è sofferenza, e che si può trasformare questa sofferenza in qualcosa di utile per il proprio progresso, in un propulsore della propria crescita;
Thelema suggerisce invece che l’Esistenza è pura gioia, e fonda il proprio metodo sulla capacità di tollerare l’estasi, in dosi sempre maggiori, e trasformarla nel propellente del proprio andare.
La frantumazione della Totalità è il supremo atto di Libertà…
La nostalgia per il “vecchio Uno”, che ha fatto camminare l’umanità per secoli con la faccia rivolta all’indietro, è sostituita dalla Gioia per il disperdersi di ogni singolo frammento; dal “sia fatta la Tua Volontà” al “sia fatta la Volontà di ciascuno”, ovvero: “Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge”.
Il grande “orgasmo” della vita universale è l’eiaculazione di ogni libera volontà individuale, che trova nell’Amore l’armonia e l’equilibrio dei rapporti, e quindi:
“Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà”.
La divinità cresce e si sviluppa in grembo all’uomo emancipato e libero.
In fondo, se le “sacre scritture” sostengono che l’Uomo è fatto “a immagine e somiglianza di Dio”, non vi è modo migliore di avvicinarsi a Dio che essere veramente e semplicemente un Uomo.