Le motivazioni che spingono una persona ad intraprendere un cammino come quello dell’O.T.O. possono essere di ogni sorta; noi descriveremo il caso specifico della situazione che ci ha visto protagonisti, senza pretender di generalizzare o di considerare i nostri vissuti come comuni a quelli altrui.
Ogni stella ha un’orbita diversa da un’altra, ogni cerchia o sistema sorge su terreni ineguali.
Può l’affermazione di un principio interiore e autonomo prendere le mosse da un deciso rifiuto? Emergere da una negazione?
Negli anni ’80 e ’90, con la disgregazione dei valori sociali e la crisi d’identità generalizzata, era più facile per gli adolescenti crearsi un proprio insieme di valori guida, scegliere i modelli a cui ispirarsi, al di fuori o in aperto contrasto con i valori proposti da una società ormai allo sbando, percepita come marcia e corrotta, falsa e confusa.
Ad una critica anche solo superficiale non resisteva nulla che potesse pienamente essere creduto o condiviso…
Non certo una Religione dal clero obsoleto e stantio che dava solo risposte senza accettare domande, prigioniera di dogmatismi e assolutismi;
né le istituzioni politiche con le vanelingue pronte a recitare vuoti copioni, dietro plasticati sorrisi da copertina che coprono le strette di mano di corrotti e corruttori;
né l’istruzione scolastica, con la sua tendenza all’omologazione, intenta più a creare macchine funzionanti che esseri pensanti, ormai ridotta al regno dello scontato, in cui va avanti chi è meglio addomesticato;
infine neanche la cieca corsa agli acquisti di oggetti e altri improvvisati bisogni figli del consumismo, la droga di coloro che annegano nell’oblio le proprie tendenze, domande, dubbi…senza essersi prima chiesti se a ridestar il proprio volere fosse la televisione o il bisogno di sentirsi più o meno uguali a tutti gli altri…
Una saturazione di Vacuità retta in piedi dall’Illusione di Libertà…
Era il momento di adeguarsi o distinguersi, accettare o rifiutare, cercarsi dentro o guardare fuori…sentivamo cosa evitare ma non ancora cosa cercare.
Bisognava, giocoforza, ripartire da se stessi…
Questo senso di abbandono e diffidenza fu sì la rovina di molti, ma anche la fortuna di alcuni. Fare del “rifiuto” un principio, non credere, non accettare conformismi o compromessi, da un lato stimolava l’emergere delle proprie tendenze, perché dall’attrito e dal contrasto sorge ogni evoluzione, ma dall’altro finiva per esporre i ragazzi a un nuovo tipo di omologazione, quello che etichetta gli oppositori di ogni specie con il marchio del reietto, del frustrato, del disadattato. Il rischio di volersi distinguere è quello di creare il settarismo dei “diversi”, e anche i tratti della ribellione sorprendono ormai solo per la loro prevedibilità…
Anche l’effervescenza di una lucida critica sistematica finiva per catalizzare gli sguardi seccati e gli aspri giudizi di coloro che, illanguiditi nell’animo dall’appiattimento ad un’aperta rassegnazione, pur avendo pieno diritto di non cercare alternative, esageravano nel pretendere che nessun altro dovesse cercarle. In molti di noi ciò ebbe l’effetto di moltiplicare gli sforzi per uscire dall’ovvietà e dalla menzogna, venduta col sorriso, del “va tutto bene”…La nostra sensazione era che non andasse bene per niente…
La scelta di dire “No”, in quegli anni, per molti rappresentava l’espressione, talvolta anche violenta, di un vuoto da colmare, un disagio sordo e profondo che, se non indagato, trascinava nel rabbioso spirito di ribellione, canto infantile della ben più adulta e nobile Forza di Opposizione. Se era piuttosto facile percepire dietro l’imperante modello “casa-lavoro-famiglia”, un tentativo di rimanere in superficie, come distratti, per evitare le profondità più scomode dell’essere, quelle che mettono in crisi le decisioni di un’intera vita, ben più difficile era proporre qualcosa come alternativa, o come integrazione, a ciò che attaccavamo e criticavamo duramente. A noi, minoranza assoluta, non bastava più lo scontro ad oltranza.
Insoddisfatti dalle non-risposte a delle non-domande del mondo appena ereditato, continuavamo a consultarci, a esprimere le nostre idee, con soluzioni sempre diverse per gli stessi problemi.
La giustificazione della nostra opposizione avrebbe partorito il fondamento della nostra emancipazione.